Copertina: particolare

Copertina: particolare

“Su e giù per le contrade” è il titolo di una nuova storia di Portogruaro che si avvale
di tre coautori. E già questa è una novità : Alessandro Daneri, che scrive, Francesco Casalanza che provvede a miniaturizzare i vari palazzi,chiese,monumenti, porte – torri ed infine Giorgio Fagotto ritrattista che ripensa con la matita ai volti dei dogi, del vescovo Gervino, dei portolani, dei cittadini, delle ragazze portogruaresi, quali potevano essere dal 1140 al 1797.

Degli autori solo queste poche note.Dati biografici li troverete più avanti. Io preferisco invece soffermarmi sul loro modo di raccontare.
Il narratore è Alessandro Danèri,veronese, generale in pensione, laureato in scienze strategiche, autore di testi di carattere militare. Si sente che ha la mano facile nello scrivere, una padronanza sicura, anche se la nuova materia, la Storia di Portogruaro in fondo l’ ha appresa dall’attenta lettura di alcuni testi guida di storici già affermati e di altri che sono riusciti a portare avanti ricerche d’archivio.Saranno citati dallo stesso Danèri.

Il testo mi ha subito incuriosito per la novità delle dimensioni e della forma; sembrerà ed è cosa secondaria, ma pur sempre curiosa e intrigante. Ho cominciato a leggere con un po’ di riluttanza, visto che si tratta di un “foresto” non più giovanissimo che “camminando” ha rivisitato una Portogruaro prima conosciuta solo dai libri. E’ un procedere nuovo, direi rispettoso per chi non è nato e vissuto da sempre nella città del Lemene.

Copertina, particolare

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E la novità maggiore sta proprio in questo: un raccontare colloquiando, con il suo amico miniaturista che presenteremo dopo. Un colloquio che non riguarda soltanto le “antichità” di Portogruaro, ma le rivive come lui stesso fosse in qualche modo “ritornato” in quei tempi, per certi versi “favolosi”. Si immerge nella storia quasi fosse non soltanto autore ma “attore” assieme ai portolani di Gervino, ai mercatanti con i Palazzi sul Lemene , ai Capitani e Rettori di una città che in un certo periodo fu, dopo Udine, la più abitata, la più grande e la più ricca. Sembra che anche lui, con gli antichi protagonisti, partecipi agli scontri con il Vescovo o con il Patriarca di Aquileia, per chiedere e ottenere un Comune libero, o quasi libero . E questo nuovo “status”, specialmente dopo il libero “darsi” di Portogruaro a Venezia, significò per i Portogruaresi, privilegi economici, fiscali e maggiore sicurezza all’ombra della Serenissima. E in questo colloquio dentro la storia, si intreccia, senza sovrapposizioni, il colloquio con l’amico miniaturista che l’accompagna “ Su e giù per le contrade”. Quella di Danèri comunque non è opera che dia spazio alla fantasia.

ill_suegiuperLa novità quindi sta anche in questo modo di affrontare il racconto, di narrare con scioltezza, con partecipazione, con entusiasmo a fatti lontani, positivi ma a volte anche sfortunati .Fatti comunque importanti per la città che sicuramente ebbe un ruolo notevole – nei limiti del territorio “friulano” e poi “veneziano” in cui si svolse. Danèri non è uno storico di professione, ma sicuramente sempre rispettoso delle fonti, per cui date e dati ,avvenimenti, scontri,statuti, legislazioni, pene, trovano precisi riscontri storici. Danèri non ha attinto dagli archivi, ma ha ben archiviato nella sua memoria quello che tanti altri hanno fatto prima di lui. E l’autore ne ha giustamente approfittato, mettendo del suo un modo di scrivere che avvince. Incominciando a leggere ero perplesso. Poi continuai la lettura e la conclusi a ritmo accelerato.

La novità di questa storia appare anche dalla presenza del miniaturista Francesco Casalanza, siciliano, un impiegato amministrativo che alleviava la monotonia di una giornata fatta di annotazioni burocratiche , di cifre e di riferimenti legislativi, dedicandosi la sera, e a pieno regime durante le ferie a quella che diventò presto un’attività pressoché professionale, anche se utilizzata soltanto in maniera “dilettantistica”, tale non per la capacità ma per la finalità. Aveva cominciato infatti miniaturizzando cartoline che inviava a parenti ed amici in occasione delle principali festività. Presto fu subissato di risposte e di richieste da amici desiderosi di fare raccolta di queste cartoline originali, quasi sperando che il calendario potesse da solo diventare più generose di feste,occasionanti nuove cartoline di Casalanza.

In pensione ebbe maggiore tempo e disponibilità per dedicarsi alla miniatura, con inchiostro di china e punte di metallo. Il testo non è accompagnato da fotografie, ma da miniature quindi, di palazzi, chiese, botteghe, impianti artigianali e industriali ( lo furono i Mulini sul Lemene), il fiume, i ponti ,le botteghe, le Torri, i torrioni, la fossa che circondava la città e di cui sono rimasti ancora alcuni tratti. Meglio delle immagini fotografiche le miniature danno un senso di sapore antico, quasi ricoprendo le costruzioni con la patina del tempo.

Copertina, particolare

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E poi ci sono i ritratti a matita di Giorgio Fagotto, portogruarese. Già noto per una particolare facilità con cui – come ha scritto di lui Sgarbi – Fagotto “disegna lo spirito” riportando in vita, portolani, artigiani, nobili , Dogi e anche la gente umile che animava le strade e le calli che portavano al Lemene.
E quindi anche i ritratti sono una novità che rende appunto nuova questa storia di Portogruaro.  Fagotto si è scoperto da poco e improvvisamente questa sua capacità di disegnare dal vivo il ritratto di chi gli sta accanto. Senza cancellare, senza fermarsi, quasi la sua mano fosse guidata da una capacità misteriosa , inconscia. Potrebbe apparire eccessivo e forse non troppo rispettoso l’accenno alla “folgorazione” di Saul sulla via di Damasco, ma in un certo senso e con le debite proporzioni ,qualcosa di simile è accaduto a Fagotto ed egli ne convinto, “compos sui”. Il successo è stato immediato e a un livello che da tempo ha superato i confini della piccola patria per inviti che ormai vengono sempre da più lontano. Lo ha aiutato anche l’elogio di Sgarbi, ma quello non bastava per dare continuità e sostanza ad una ritrattistica che piace e sconcerta nel modo repentino con cui viene realizzata.
Fagotto ha già collaborato a “fornire” i volti in altre pubblicazione, ma nel testo “Su e giù per le contrade” la sua tecnica è più sorprendente perché realizzata senza soggetti. Solo con volti immaginati e tutti calati in un certa età, con diverse caratteristiche di livello sociale e comportamentale come si evince dalla narrazione della storia. Fissare i volti intravisti dalla narrazione di Danèri è sicuramente una notevole conferma di doti di cui da tante parti si è magnificata l’esecuzione. E così il libro può essere considerato una “nuova” storia di Portogruaro. Che può essere letta dagli addetti ai lavori, ma che piacerà anche a chi non è aduso a leggere molto. La prosa colloquiale e scorrevole, le miniature precise ma con più calore delle foto, i ritratti che appaiono “rispondenti” ai soggetti di cui si è letto soltanto, fanno, di questo libro, un’occasione da non perdere per rivedere la nostra città rinascere nel tempo, animata, ricca, colta e trafficata su quel Lemene che fu nel passato l’autostrada ideale dei traffici da e per la Serenissima.

Ugo Padovese